Gentile Presidente,

cortesi Consigliere e Consiglieri comunali

cari Cittadini,

Vi ringrazio della possibilità che oggi date, a me e a tutti i veneziani che in questo prestigioso Consiglio rappresentiamo, di chiarire una vicenda della nostra Citta’ che confonde la nostra storia e la nostra identità. Una vicenda emblematica che per l’ennesima volta umilia le attese dei nostri cittadini e soprattutto, come è successo in altre occasioni nel nostro recente passato, fa scappare gli investitori che propongono un futuro a Venezia e ai suoi giovani.

Io mi ribello, con tutte le forze,  a questo modo oltraggioso e diffamatorio di affrontare le questioni delicate e i tanti temi che giorno per giorno si presentano. Purtroppo ogni volta che si deve sviluppare una progettualità nuova, scatta una sorta di gara a chi riesce a intestarsi il “merito” della battaglia “contro”, un  triste elenco di “oppositori” spesso ricco di figure sfocate che poco o niente hanno mai fatto per ben figurare nella loro vita e nelle loro attività. Queste “loro” doti d’incapacità generale a costruire alcunché, vengono ben nascoste proprio dalla straordinaria attitudine alla protesta, all’accusa e alla turbativa di ogni azione concreta che viene proposta.

L’importante è spaventare, sospettare, demolire: le scuse e le parole d’ordine sono sempre le stesse: la difesa dei diritti, l’ambiente, l’onesta’, la disoccupazione. Adesso però iniziamo a chiarire che questi, nella realtà, purtroppo ottengono l’esatto contrario di ciò che dicono, in modo consapevole o inconsapevole.

Il “diritto” e i “diritti” per esempio, si difendono proprio accettando le regole non solo quando ci piacciono o ci danno ragione; “l’ambiente” e la “salute” si difendono con la scienza e con la tecnica, non con la paura e l’ignoranza. “L’onestà” dev’essere una essenziale precondizione, ma da sola non è sufficiente e dev’essere accompagnata dall’impegno, dal merito e dalla capacità, meglio se già dimostrata. E poi “il lavoro”, per i giovani soprattutto e per chi l’ha perso in questi anni, la cui creazione non può avvenire per mozione o decreto. Invece il lavoro nasce favorendo gli investimenti, meglio privati, creando le condizioni perché essi possano produrre gli effetti migliori, appunto il lavoro e la crescita sociale.

Ecco perché credo che la discussione pubblica di oggi sia importante, direi proprio essenziale e dirimente, per chiarire una volta di più, anche a me stesso, da che parte vuole stare la comunità Veneziana. La strada è già stata indicata con il voto a giugno 2015, ma credo debba essere confermata nelle scelte concrete che ci troviamo ad affrontare, giorno per giorno. Queste scelte vanno realizzate e difese con coraggio.

Grazie allora alle opposizioni, che hanno chiesto questo Consiglio, anche se la strumentalizzazione di volerlo fare raccogliendo le firme è evidente a tutti. Questa maggioranza avrebbe senz’altro accettato di convocare il Consiglio Comunale per fugare ogni dubbio e per chiarire davanti alla Città la limpidezza di ogni aspetto della questione. E’ l’occasione, a questo punto, per dare un parere pubblico e un’indicazione chiara in primis ai proprietari dell’area dei “Pili” , che tutto il diritto hanno e hanno sempre avuto, di sviluppare la loro attività nell’area oggetto di questa discussione come tanti dell’opposizione sanno benissimo e fanno finta di non sapere. Anche perché è già tutto previsto chiaramente dai vari piani regolatori degli ultimi vent’anni, questo vale anche per tante altre aree ferme di Mestre e Marghera. Ma oggi si chiarirà tutto.

John Adams, grande costituente americano e secondo presidente degli Stati Uniti, diceva: “Io sono felice perché, quando discutiamo della nostra comunità, vedo la gente che si siede, si ascolta e quindi torna nelle proprie famiglie con la voglia di costruire qualcosa di bello, di nuovo”. Era la fine del Settecento, ma quelle parole sono le stesse che voglio usare per descrivere lo spirito con il quale intervengo in questa seduta del Consiglio comunale alla presenza di tutti voi consiglieri, ma soprattutto dei tanti cittadini che hanno deciso di ascoltare con le proprie orecchie e quindi senza mediazioni e strumentalizzazioni politiche, quanto accade nella loro città.

Il mio intervento vuole quindi raccontare a tutti voi, attraverso una puntuale operazione di verità, come stanno realmente le cose in merito allo sviluppo dell’area dei Pili e della zona industriale di Porto Marghera perché quando tornerete alle vostre case, nelle vostre famiglie, possiate discutere con tutti gli elementi in mano e nella consapevolezza che questa Amministrazione comunale, da quando oltre due anni e mezzo fa si è insediata, sta agendo con un unico obiettivo: ridare speranza alle nuove generazioni, creare le condizioni per nuovi posti di lavoro, riorganizzare e rendere più dinamica la macchina amministrativa, garantire l’ordine, il decoro la sicurezza nel territorio, manutenere e tutelare la nostra Città e, soprattutto, come disse Adams, “costruire qualcosa di bello, di nuovo”. Un “costruire”, prima di tutto in ognuno di noi, un nuovo spirito per affrontare con ottimismo le sfide che il futuro ci sta mettendo davanti.

Il mondo sta cambiando e spesso non ci accorgiamo della rapidità con cui questo accade. Stiamo vivendo immersi nel cambiamento e non possiamo guardare al futuro con gli strumenti del passato di chi vorrebbe restare ancorato a ciò che eravamo ieri. Troppo spesso le polemiche partitiche, di parte, prevalgono sulla necessità di trovare una convergenza sulle cose da fare. È tempo che i rancorosi, gli invidiosi la smettano di seminare pessimismo e catastrofismo.

Nel 2015 i Veneziani, nel segreto dell’urna, massima espressione della democrazia di questo Paese, hanno fatto una scelta. Hanno detto basta a un modo di governare che, dopo più di vent’anni, ha lasciato una Città indebitata e sfiduciata. I Veneziani hanno deciso di affidare le redini di Venezia, e di tutte quelle che amo definire le sue “città”, a chi, con orgoglio, ha deciso di rimboccarsi le maniche e si sta impegnando, sta scommettendo e sta credendo, nonostante l’immane fatica, sulla sua rinascita, il suo progresso, il suo futuro.

Il 29 ottobre 2015 questo stesso Consiglio approvò le Linee di mandato dell’Amministrazione Comunale. Tra i tanti obiettivi che avevo sottoposto alla vostra attenzione voglio riportarne uno, in particolare, che dice: “Si prevede la realizzazione di nuove strutture, dalle piccole palestre alle piscine, dallo stadio in terraferma al Palasport multifunzionale, facendo leva sul principio di sussidiarietà e dell’iniziativa pubblico-privato”.

Sono passati oltre due anni dall’assunzione di quell’impegno, tempo nel quale questa Amministrazione comunale ha operato su tanti fronti tra i quali la riduzione del debito ereditato dal passato, l’attuazione di una lunga serie di provvedimenti innovativi in tema di sicurezza, di gestione dei flussi turistici, di controllo del territorio e di salvaguardia della città e di altri interventi che oggi non vi elenco.

E adesso dopo questa necessaria premessa entriamo nel merito. Iniziamo a ricordare che un’accusa che mi è sempre stata rivolta anche in campagna elettorale è stata quella dei miei conflitti di interesse. Quali accidenti? Di quali conflitti stiamo parlando? Di aver, negli anni precedenti alla mia carica, vinto in modo trasparente una “gara pubblica” e ristrutturato a mie spese con molti milioni di euro la Misericordia? …averla riaperta alla Città e averle donato di nuovo una dignità e il suo antico splendore? Tutto senza alcun costo per la Collettività.

Oppure perché sono l’unico che ha accettato di prendersi in carico, sempre aderendo ad offerta pubblica a cui nessun’altro volle partecipare, anni indietro e sempre prima dei miei incarichi pubblici, la proprietà della scuola del vetro Abate Zanetti che ancora oggi viene gestita magnificamente per insegnare a lavorare il vetro a Murano? Qual è il mio conflitto d’interessi? Perdere soldi ogni anno per difendere il futuro, per quel che si riesce, del vetro di Murano?

La Reyer!? Ecco la Reyer, il mio cuore e la mia passione, costa milioni di euro all’anno senza alcun contributo pubblico, ha fatto sognare intere generazioni di Veneziani e credo, grazie al merito di tanti allenatori, tecnici, dipendenti, atleti, giovani, tifosi, amici, società collegate, sponsor, ha ridato lustro, dignità e onore a tutta Venezia unita e vincente. E’ questo il conflitto d’interesse, quale? Aver ristrutturato negli anni scorsi il Taliercio con enormi risorse private mie e del mio ex gruppo!? Qual’è il conflitto d’interesse? Cosa ottengo in modo “furbesco” come si vorrebbe far pensare!? Vergognatevi lo dico io a chi dice questo, lo dico a voce alta, altissima.

Il mio amore per Venezia, la mia città, oltre ad avermi fatto rinunciare, completamente e non in parte, al compenso previsto come Sindaco, mi ha fatto rinunciare a tutti i rimborsi spesa quotidiani. Io viaggio con la mia barca e la mia macchina e pago il parcheggio come fanno tutti i normali cittadini.

Ma non basta, dopo essere stato eletto, pur non avendo alcun conflitto d’interesse, ma per chiarire ancora di più questo concetto e sollecitato pubblicamente proprio dal Senatore Felice Casson e dal Consigliere Davide Scano a fare un “Blind Trust”, mi sono informato di cosa fosse perché ne ignoravo perfino l’esistenza. Infatti ho scoperto poi che in Italia non era mai stato fatto. Allora, anche un po’ per sfida, sono arrivato a costituire, lo scorso 18 dicembre 2017 , primo caso in Italia, un “blind trust” dove sono state fatte confluire tutte le azioni delle aziende che possedevo e che saranno gestite da un trustee newyorkese, l’avvocato Ivan A. Sacks. Tutto questo l’ho fatto per distaccarmi completamente dalle mie aziende durante tutto il periodo in cui sarò in politica a svolgere incarichi pubblici, anche se non ho mai avuto, non ho, e non avrò nessun conflitto d’interesse come imprenditore con il Comune di Venezia, come credo tutti sappiano e abbiano ben capito. Per realizzare questo Trust ho dato l’incarico a degli specialisti del settore a livello mondiale, di raccogliere tutte le informazioni e i materiali. È poi stato impiegato un anno per arrivare al risultato ma ci sono riuscito, primo e unico per ora in Italia: in questo modo mi sono disfatto di tutte le mie Aziende avendole conferite a questo Trust. 

Ero convinto che finalmente coloro che hanno utilizzato il mio presunto “conflitto d’interesse” per farne oggetto di polemica politica ora accettassero di confrontarsi liberamente sulle questioni che riguardano il futuro della città, ma vedo che non è così e per quanto riguarda loro non sarà mai così. Ma il patto io l’ho fatto con i cittadini, a loro e solo a loro rispondo.

Ebbene posso dire che, sempre parlando dell’area dei Pili, a parte miriadi di contatti con studi professionali, progettisti e investitori di tutto il mondo, al contrario delle fantasie raccontate dai soliti noti, o di vecchi progetti presentati anni fa e tornati alla ribalta ma non attuali, ad oggi, che mi sia dato sapere, non è stato siglato alcun accordo con investitori nazionali o internazionali, ne’ è stato formalizzato alcun incarico professionale.

Infatti proprio da notizie pubbliche, anche la Società proprietaria Porta di Venezia ha confermato che a oggi alcun accordo è stato conferito a chicchessia. 

A fronte dei passi fatti e anche dopo l’esito di questo Consiglio Comunale credo sia giunto il momento che il gruppo proprietario dell’area si senta libero, anzi si senta obbligato, ad agire per dare una prospettiva di rilancio dell’area in questione anche nell’interesse di tutta la Comunità. Mi auguro che da questa discussione si confermi l’intenzione di presentare progetti e piani di valorizzazione per recupero dell’area dei Pili, al fine di un suo disinquinamento e di un suo sviluppo all’interno del quale, io spero vogliano inserirci il nuovo palazzo dello sport, il più bello e moderno possibile.

Adesso parliamo un poco dei Pili.

Credo sia utile fare una brevissima CRONISTORIA che abbiamo ricostruito nel tempo degli EVENTI DI RILIEVO DELL’AREA PILI 

 

  • 13 marzo 1998: il Sindaco emette un’ordinanza che vieta l’accesso al pubblico in parte dell’area, all’epoca adibita anche a “campo sportivo”, e dispone che il Magistrato alle Acque di Venezia compia le indagini ambientali sull’area e rediga un “piano di lavoro per l’accertamento della situazione d’inquinamento”

  • 31 ottobre 2001: transazione tra MONTEDISON S.P.A. e lo Stato italiano per 520 miliardi di Lire (di cui 42 miliardi di Lire specificamente destinati per -testualmente- “sistemazione in sicurezza area Pili – intervento di emergenza”);

  • 21 luglio 2003: con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze l’area “PILI” viene trasferita dal DEMANIO DELLO STATO alla PATRIMONIO DELLO STATO S.P.A., affinchè ne procedesse alla vendita , come per molti altri immobili consegnati alla società dallo Stato;

  • 2003/2004: il Magistrato alle Acque di Venezia, attraverso il Consorzio Venezia Nuova, inizia la progettazione dell’”Intervento di bonifica con misure di sicurezza dell’area demaniale I Pili –

  • 09 settembre 2005: la PATRIMONIO DELLO STATO S.P.A. indice un’asta pubblica per la vendita dell’area “PILI” , che viene aggiudicata in via provvisoria dalla società PORTA DI VENEZIA , unica concorrente all’asta 

  • Qualche giorno dopo l’aggiudicazione provvisoria, sempre a Settembre 2005, le aree dei Pili vengono recintate e “interdette” per l’avvio della realizzazione dell’Intervento di bonifica con misure di sicurezza dell’area “I Pili” – da parte del Consorzio Venezia Nuova per conto del Magistrato alle Acque di Venezia (Le aree saranno finalmente consegnate alla società Porta di Venezia solo a Febbraio 2014 cioè dopo ben nove anni) 

  • 24 ottobre 2005: la PATRIMONIO DELLO STATO S.P.A., aggiudica definitivamente l’immobile alla società PORTA DI VENEZIA S.P.A.;

  • 28 febbraio 2006: viene stipulato tra la PATRIMONIO DELLO STATO S.P.A. e PORTA DI VENEZIA S.P.A. l’atto di compravendita avente ad oggetto l’area “PILI” di superficie complessiva 420.570 mq per un prezzo complessivo di € 5.003.000,00 +iva 

  • 16 maggio 2006: con raccomandata a/r PORTA DI VENEZIA S.P.A. richiede al MAV (Magistrato alle Acque di Venezia) e al Sindaco di Venezia di fornire indicazioni circa il materiale depositato a cielo aperto nella zona denominata “Irom Beach”, recintata a seguito dei lavori di bonifica e di conterminazione condotti dal MAV; volevamo essere certi che si trattasse di terreno pulito.

  • 10 luglio 2006: con lettera il MAV risponde a PORTA DI VENEZIA S.P.A. comunicando la futura realizzazione di 3 bacini di accumulo, nei quali stoccare i sedimenti e che sarebbe stato realizzato successivamente il diaframma di confinamento e nella stessa risposta confermava che il terreno portato altro non era che semplice sabbia pulita. 

  • 14 marzo 2011: PORTA DI VENEZIA S.P.A. propone ricorso al TAR (R.G. n. 567/2011) contro Ministero dell’Ambiente per l’annullamento del Verbale della Conferenza di Servizi decisoria del 29.12.2006 e del Verbale della Conferenza di Servizi decisoria del 29.11.2010, nonché dei rispettivi decreti direttoriali contenenti i provvedimenti finali di adozione; Crediamo sia stato un merito “ribellarci” semplicemente ricorrendo alla legge, anche se qualcuno oggi suggerisce quasi il conflitto di interessi che continua ovviamente a non esserci anche perché su questo tema credo sia utile per tutti seguire un procedimento trasparente.

  • 08 settembre 2012: viene firmata tra PORTA DI VENEZIA S.P.A. e il Comune di Venezia, su richiesta del Comune si badi bene, una convenzione avente ad oggetto la cessione gratuita di parte dell’area dei Pili per realizzare la pista tramviaria, a fronte della possibilità di realizzare in futuro due fermate tramviarie sulle aree di proprietà di Porta di Venezia a cura e spese del privato;

  • 2 dicembre 2013: viene firmata tra PORTA DI VENEZIA S.P.A. e il Comune di Venezia una convenzione avente ad oggetto la cessione gratuita di parte dell’area dei Pili per realizzare la pista ciclabile, sempre su richiesta del Comune, a fronte della possibilità per Porta di Venezia di utilizzare provvisoriamente due aree per adibirle a parcheggio (ampliamento del Venice City Park ed un park sull’area ex-autobotti mai realizzato);

  • 17 febbraio 2014: il MAV comunica a PORTA DI VENEZIA S.P.A. di voler restituire l’area; PORTA DI VENEZIA S.P.A. richiede chiarimenti, ma non riceve alcuna risposta;

Tra le altre cose importanti poi, bisogna ricordare infatti che anche la clessidra segnatempo del Palasport “Giuseppe Taliercio” si sta esaurendo. Lo scorso 26 aprile 2017 la Federazione Italiana Pallacanestro ha comunicato alla S.S.P. Reyer Venezia Mestre S.r.l., che, per il campionato di pallacanestro maschile, il Consiglio Federale aveva deliberato che nella stagione sportiva 2017-2018, le Società partecipanti al Campionato di Serie A dovranno disputare tutte le gare degli eventuali play off in impianti di gioco con capienza minima di 5.000 posti a sedere, e che, dalla stagione sportiva 2018-2019, le Società partecipanti al Campionato di Serie A dovranno disputare tutte le gare del Campionato e degli eventuali play off, in impianti di gioco con capienza minima di 5.000 posti a sedere.

Questa decisione ha evidenziato l’impossibilità, dal punto di vista strutturale ed impiantistico, di adeguare nuovamente il Palasport “Giuseppe Taliercio” per omologarlo ad una capienza di almeno 5.000 spettatori, e soprattutto l’impossibilità per la società di disputare già i playoff di questa stagione, in assenza di una deroga data dalla stessa Federazione a fronte dell’impegno a presentare un progetto per costruire un nuovo Palasport.

Ovviamente senza questo progetto non si potrà più giocare la serie A maschile il prossimo campionato 2018/2019 e i seguenti, trasferendosi in un impianto al di fuori del territorio comunale, probabilmente molto lontano. Sarà molto difficile poter trovare un altro luogo senza mettere a repentaglio l’intero Progetto Reyer che, oggi, coinvolge, con successo, più di 4.500 giovani atleti.

Anche da queste premesse il Consiglio comunale deve iniziare la propria discussione: la Reyer, una squadra che nella scorsa stagione ha vinto lo scudetto dopo 74 anni, necessita di spazi a norma e, per questo, alla nostra Città serve un nuovo Palazzetto dello sport.

Dove venga fatto il nuovo Palazzetto è una prerogativa del Consiglio comunale quando investitori privati, speriamo, sottoporranno le loro proposte per la sua costruzione.

Una cosa però è certa e va detta con molta chiarezza: non è possibile per l’Amministrazione di Venezia sostenere la spesa per la realizzazione di un nuovo e moderno impianto, né, spero, sia intenzione di questo Consiglio comunale far ricadere un simile intervento sul bilancio pubblico che, ricordo, nel 2015 era gravato da una situazione debitoria di 800 milioni di euro e che oggi stiamo, a fatica, cercando di risanare.

Ecco perché dobbiamo fare in modo che i privati, in un contesto di sussidiarietà, si mettano a disposizione della Città e questo discorso, ovviamente, vale sempre per tutti.

La Società Reyer ha la possibilità di avvalersi della disponibilità di un’area privata, di proprietà di una società facente parte del medesimo Gruppo, dove progettare e realizzare un nuovo impianto sportivo di circa 15.000 posti a sedere. Un’opportunità data grazie a quanto prospettato dalla legge 147/2013, conosciuta come “Legge Stadi”. L’impianto, che sarebbe realizzato senza oneri per l’Amministrazione comunale, potrebbe sorgere in un’area di circa 40 ettari situata a sud ovest dell’inizio del Ponte della Libertà, dalla parte della Terraferma veneziana, area, che tengo a sottolineare, non è mai stata a vocazione industriale, né a vocazione o utilizzo portuale, né, tanto meno, con il suo sviluppo, può togliere o diminuire la vocazione industriale o portuale delle altre aree di Porto Marghera. Questo dovuto anche al fatto che, con la sua posizione geografica, immediatamente antecedente il Ponte della Libertà, è svincolata anche dal punto di vista viabilistico con l’attività industriale dell’Isola della Raffineria e delle altre macroisole portuali. Se gli investitori privati dovessero presentare un progetto per l’area, il Consiglio comunale, sovranamente, lo valuterà e deciderà il da farsi, tenendo conto comunque che la realizzazione del Palazzetto in quell’area porterà, conseguentemente, anche alla riqualificazione ambientale del terreno, inserito nel S.I.N. per le bonifiche di Porto Marghera.

Questa è la verità dei fatti, nessuna speculazione, nessuna intenzione da parte mia e di questa Amministrazione di approfittare di situazioni contingenti a meno che queste non siano di interesse per l’intera collettività. Il nostro obiettivo è quello di rilanciare la nostra città.

Qualcuno ha adombrato l’idea, balzana credo, di procedere all’esproprio dell’area: forse non è informato costui che l’esproprio di questi tempi si può fare solo a prezzi di mercato e in questo caso si rischia di far pagare alla casse Comunali una cifra molto alta nell’ordine delle decine di milioni di euro (il privato sarebbe molto contento credo) e poi dover, come Ente Pubblico, sostenere la spesa per l’impianto sportivo e anche qui parliamo di cifre molto impegnative. Vecchie logiche e vecchia politica dico io, per fortuna quei tempi sono finiti!

Poi c’è la proposta di non far fare alla Reyer e al suo gruppo l’impianto sportivo sulla sua area e a sue spese, ma invece “consigliarla” dall’alto dell’esperienza di un “importante esponente politico”, di comperare un edificio vicino qualche centinaio di metri, di proprietà di un altro privato il cosiddetto PalaExpo, a cifre che nessuno conosce, ripristinalo e adeguarlo a palazzo dello sport, perché – testuale – lui sa che “la distanza fra le colonne consente un campo da basket”… sarebbe il primo Palazzo dello Sport con le colonne in mezzo, ci faremmo ridere dietro da tutto il mondo, per non parlare poi della fattibilità assolutamente impensabile. Proprio Lui che era assessore quando quell’edificio così poco fortunato è stato costruito. Quel luogo sarebbe idoneo, a dire del proponente, perché molto ben servito: dista qualche centinaio di metri dai Pili e se va bene quello, forse…vanno bene anche i Pili. 

Poi ci sono quei due signori consiglieri Renzo Scarpa e Ottavio Serena che con 199 preferenze uno e 112 l’altro, dico 112, si sono fatti eleggere in questo Consiglio Comunale nella lista “fucsia” e, come nella peggiore tradizione della politica italiana, appena dopo essere stati eletti hanno cominciato a remare contro gli stessi colleghi di maggioranza, quando non erano assenti o totalmente accecati da una mancanza di senso istituzionale e di rappresentanza democratica: hanno fondato il Gruppo misto. Questo dei passaggi di casacca è uno dei grandi problemi della nostra democrazia rappresentativa perciò speriamo presto si facciano le riforme e si passi al “vincolo di mandato”: se un eletto non si riconosce più nella linea politica si dimette e lascia il posto a chi ci crede di più ed è coerente con il mandato elettorale! A questi che vogliono addirittura la commissione d’inchiesta sul nulla e solo per farsi l’ennesima pubblicità personale rispondo solo con un triste sorriso.

Poi ci sono i cosiddetti tecnici: dubbi sull’ambiente, il solito argomento che a Marghera ha funzionato sempre molto bene per spaventare e bloccare ogni iniziativa o per ritardarla talmente tanto da renderla inutile nei fatti.

Il tema della direttiva Seveso: per l’area dei Pili, le fasce di rispetto in tema di Aree a Rischio di Incidente Rilevante, in applicazione del Decreto Ministeriale che attua la Direttiva Seveso, lambiscono appena il confine delle aree, senza influire in alcun modo sulle stesse. Nel P.A.T., approvato proprio dalle precedenti Amministrazioni e specificatamente nella Carta dei Vincoli e della Pianificazione Territoriale, è evidente a colpo d’occhio quanto appena affermato. Ennesima accusa senza valore che spaventa e basta.

Il tema delle radiazioni da fosfogessi: Sul tema delle radiazioni emesse dai fosfogessi, presenti storicamente in svariate aree del territorio del Comune di Venezia, va detto che gli stessi sono pericolosi soprattutto se affioranti, cioè se le polveri fossero all’aria aperta, e l’intervento del Magistrato alle Acque ha eliminato questa possibilità nell’area dei Pili, come affermato anche nella relazione di radioprotezione effettuata per la pista ciclabile che passa attraverso le aree. La stessa relazione è anche molto chiara nel dire che gli utilizzatori della pista ciclabile non corrono alcun rischio dal punto di vista radioprotezionistico. In un progetto di sviluppo della aree, i fosfogessi come gli altri materiali inquinanti verranno trattati o isolati, con le tecnologie di bonifica più efficaci, al fine di assicurare lo svolgimento di qualsiasi attività senza pericolo per l’uomo. Altra preoccupazione di cui si terrà conto nel progetto di bonifica ma assolutamente gestibile e trattabile.

Quest’anno celebriamo i 100 anni di Porto Marghera. Abbiamo voluto lasciare nel 2017 il “ricordo” di ciò che fu. Negli anni Porto Marghera ha perso più di 30mila posti di lavoro senza che nessuno si preoccupasse di fermarne l’emorragia. Poi, grazie al nostro impegno, qualcosa sta cambiando. Abbiamo convinto la Pilkington a credere in questa città e a riaccendere i forni dello stabilimento garantendo il lavoro a 130 cassa integrati e ad altri 50 nuovi assunti; il Ministro dell’Ambiente, proprio la settimana scorsa, è venuto a Venezia per sottoscrivere la convenzione attuativa per la costituzione di una Cabina di regia per il SIN di Porto Marghera. Dopo tanti anni si è finalmente riunito il Comitatone e si è deciso di far passare le grandi navi per la bocca di Porto di Malamocco, lungo il Canale dei Petroli, fermare quelle molto grandi nel canale-nord, lato-nord (il lato del Vega per capirci) facendo continuare le altre navi medie e piccole lungo il canale Vittorio Emanuele fino alla Stazione Marittima che è stata definita nel verbale “centrale”, come abbiamo sempre detto anche in campagna elettorale. La scorsa settimana poi è stata presentata la candidatura da parte della Regione Veneto per la localizzazione a Marghera di un importante centro di ricerca dell’Enea sulle tecnologie energetiche, promosso in collaborazione con il dipartimento di Fisica dell’Università di Padova. Un grande impianto sarà costruito poi nelle aree di Marghera Sud e riguarderà dei grandi serbatoi di LNG, gas naturale liquefatto di nuova generazione con investimenti per più di cento milioni.

Il 2018 quindi dovrà essere l’anno del rilancio di tutta la Marghera dei prossimi 100 anni. Abbiamo voluto letteralmente accendere i riflettori su questa immensa zona della città. Una scelta per attirare l’attenzione di tutti, della popolazione, dei giovani, delle Istituzioni, degli investitori che devono ricordarsi di Marghera, della sua presenza centenaria, della sua voglia di riscatto, del suo orgoglio, meritato con il lavoro, la fatica e anche il sacrificio di tante persone. Tutti devono  vedere il “faro” di Marghera con affetto e con interesse. Un faro che però oltre a illuminare ha alimentato qualche critica per l’inquinamento del cielo; ci scusiamo ma vogliamo solo affermare il diritto al lavoro e al rilancio di questi luoghi, poi il faro verrà spento come da programma il 28 marzo. 

C’è una maggioranza silenziosa che è orgogliosa del nostro operato. Tantissime persone che vogliono il cambiamento e che non accettano più atteggiamenti oscurantisti. Voglio ringraziare un signore per tutti e lo faccio pubblicamente ora, visto che, non conoscendolo di persona, non avrei potuto fare in altro modo. Si tratta di Eugenio Campion che proprio giovedì ha scritto una lettera pubblicata poi su un giornale locale: “Non so se i fasci di luce a Ground Zero per ricordare la tragedia dell’11 settembre hanno avuto i nefasti commenti come il nostro faro di Marghera – scrive Campion -. I fari a New York sono stati accesi non molte settimane a simboleggiare un ricordo e al tempo stesso una rinascita (…) Il ricordo dei 100 anni di Marghera, con i suoi morti nel lavoro, non certamente inferiori a quelli americani, andrebbe rinnovato non solo con questa luce che approvo ma con molte altre iniziative. Bando alle chiacchiere, soprattutto da chi non ha vissuto le realtà operaie”.

Questa è la maggioranza silenziosa a cui mi riferisco. Persone che non accettano che questa città, storicamente resiliente, si arrenda ad essere considerata resistente alle innovazioni. Non dovrà più accadere che si ripetano casi come quello di Maurizio Zamparini che se ne andò via da Venezia perché capì che non c’erano le condizioni politiche per fare il nuovo stadio, o di Pierre Cardin che abbandonò l’ipotesi di contribuire alla rinascita di Marghera costruendo lì il suo Palais Lumiere. Oppure le difficoltà che si sono create alla Save di Enrico Marchi quando voleva caparbiamente sviluppare l’aeroporto Marco Polo a Tessera, o la VTP che gestiva la Marittima quasi fosse un dramma per la Città avere le navi, che poi sono la vera storia di Venezia. E avanti con la chimica o con la guerra ai privati che “facevano solo i loro interessi” … e avanti. Quei tempi politici e ideologici sono finiti, come sono finiti gli impianti vecchi e inquinanti di metà secolo. Ora chi vuole venire ad investire nella nostra Città , in modo trasparente e compatibile con il contesto urbano deve sentirsi il benvenuto.

Davanti a noi c’è il futuro, un nuovo modo di vivere la nostra quotidianità, la voglia di cambiare perché solo così potremmo decidere il nostro destino. La spinta al cambiamento non è un’opzione ma una scelta che ci troviamo a dover fare tutti i giorni. Chi davanti al cambiamento si fa dominare dalla paura, lo teme come un giudizio o pensa che sia per forza di cose l’abbandono delle poche certezze che ha nella vita, sta smarrendo il senso della realtà.

É per il cambiamento di Venezia che mi sono candidato, ed è per questo progetto che i veneziani mi hanno voluto come loro sindaco. Non ho nessuna intenzione di fermare il processo di rinnovamento che quotidianamente con tanta fatica e rimboccandoci le maniche io e tutta questa Amministrazione comunale abbiamo costruito. In quest’Aula ci sono seduti tanti “orgogliosi”: la nostra voglia di fare e il nostro entusiasmo si stanno dimostrando sempre più contagiosi. La mia speranza è ora che anche quei “rancorosi” che ancora tentano di imbrigliare questa città, si facciano contagiare da un po’ di sano ottimismo.

Vi invito caldamente a modificare il vostro punto di vista al fine di una maggiore comprensione del prossimo. Provateci anche voi. Provate, senza pregiudizi o posizioni di parte, a cambiare l’angolo di visuale, forse vi accorgereste che non è proprio tutto come pensate o come vi piace descrivere pur di polemizzare con questa maggioranza.

La resistenza al cambiamento ha almeno due caratteristiche, due facce: una resistenza inerziale (“non cambio perché non ce la faccio, sono troppo stanco, mi dà fastidio mettermi in discussione”) oppure una resistenza intenzionale messa in atto da chi difende lo status quo per mantenere in vita i propri privilegi. Io sto combattendo contro la resistenza al cambiamento e voi da che parte volete stare?

Dobbiamo cambiare: dobbiamo aprirci a tutte quelle opportunità che non possiamo più farci scappare, dobbiamo cambiare il modo di fare politica perché questa sia veramente politica ‘arte di governare’ e non sia, come spesso vedo, mera polemica partita solo per conquistarsi un po’ di visibilità in più sul giornale o qualche “like” sul proprio profilo facebook. Oggi i nostri cittadini ci guardano e ci giudicano. Io, orgogliosamente, ci ho messo la faccia, ho parlato loro con onestà e schiettezza. E voi? Cosa siete disposti a fare per il futuro di Venezia? 

Grazie a tutte le persone di buona volontà, ovunque siano a fare il loro dovere, grazie a chi ci aiuterà a cambiare Venezia. Perché si, ne sono convinto, se noi dimostreremo di cambiare il modo di amministrare e di  gestire Venezia, dimostreremo che può cambiare anche l’Italia.

#gheapodemofar… insieme

Luigi Brugnaro

Sindaco di Venezia

Consiglio Comunale del 5 febbraio 2018